Venerdì 11 Marzo 2016
Yogic farming
Agricoltura naturale e yogic farming: Intervista a Rio+20 con Piero Musini il fondatore di Kebio

Il video in inglese a fine pagina.

Chiunque ha la fortuna di avvicinarsi alla terra non può che , imparando a conoscerla, iniziare ad AMARLA: perché Lei per prima con amore si dona per nutrirci, meravigliarci, donarci sapore, colore e profumi.

La Terra anche se subisce l’arroganza, la prepotenza e la sopraffazione dell’uomo torna sempre a dare in armonia e con la sua forza vitale eterna. E’ sempre stato il nostro comportamento ad essere sbagliato perché abbiamo per anni voluto imporre le nostre esigenze, i nostri interessi economici anche su di Lei che invece è libera e dinamica.

Non funziona, dobbiamo riarmonizzarci e questo è quello che la Kebio ha iniziato a fare da anni, osservando le piante selvatiche che la terra gli offriva per capire cosa era più giusto e naturale coltivare…forse un metodo meno produttivo a volte, ma sicuramente di maggiore qualità.
Questo perché il principio da cui partiamo è che “noi siamo ciò che mangiamo”e abbiamo bisogno di alimenti con qualità vitali che ci mantengano sani e che mantengano l’ambiente in cui si producono in equilibrio.

Il cibo non è soltanto nutrimento per il nostro corpo lo è anche per la nostra Anima, mangiare cibi coltivati in un energia positiva, di rispetto e amore per tutti torna a donarci un benessere totale, energia e gioia di fare.

 

Spiritualità
Dopo l’agricoltura biologica

Può il pensiero influire sulla materia, i terreni, le sementi? Un’esperienza condotta in India mostra gli effetti della meditazione sui rendimenti agricoli

La storia dell’agricoltura yogica inizia a Kolhapur, a 300 km da Bombay, in uno dei centri di raja yoga dell’Università Spirituale della Brahma Kumaris.
Manisha cura il giardino, probabilmente parla alle piante, direbbero coloro della comunità di Findhorn in Scozia. Consiglia regolarmente agli agricoltori che prendono parte ai corsi di meditazione organizzati dal centro, di coltivare i loro campi utilizzando ”il potere di Dio”. Perchè Manisha è convinta che ciò che lei fa nel suo giardino di fiori, gli agricoltori potrebbero anche farlo nei loro campi con i loro raccolti. Desta interesse pure in un’amica, moglie di uno degli agricoltori che frequentanno il centro di meditazione. Quest’ultimo non è molto entusiasta. Però la moglie insiste e Bahasahib accetta di lasciarle un apezzamento di terreno, il più arido e roccioso. Alcuni mesi dopo, al momento del monsone, degli alberelli vengono danneggiati dagli insetti, l’agricoltore si appronta ad annaffiarli coll’insetticida, però ne parla prima con Manisha, la quale gli chiede di aspettare due o tre giorni. La sera stessa, si reca nei campi con un gruppo di yogi: meditano vicino alle piante per una mezz’ora, seduti su dei teloni per proteggersi dal fango (poiche è piena stagione delle pioggie). Quell’anno, Bahasahib ottiene il rendimento migliore su questo apezzamento con la canna da zucchero, lasciando stupefatti gli agricoltori suoi vicini e lo stesso Bahasahib. Così lui diviene il primo agricoltore indiano a condurre su tutte le sue terre quest’esperienza dell’agricoltura yogica ossia Yogic Kheti.

I principi dell’agricoltura yogica

  • I semi sono posti durante una decina di giorni nella salla di meditazione di un centro di raja yoga.
  • Delle meditazioni quotidiane in gruppo sono organizzate per caricare la stanza di energia spirituale.
  • Delle visualizzazioni dei setti colori della luce associati ai 7 attributi spirituali caricano l’atmosfera e le sementi: pace, unita’, armonia, fratellanza, integrita’, trasparenza, determinazione – esistono varianti.
  • I contadini meditanno durante qualche minuto prima delle semine, facendo una specie d’offerta alla Divinita’ e allo stesso tempo alla terra, per armonizzare le energie della natura. Utilizzano a quel punto il colore rosso, simbolo di forza e di responsabilita’.
  • Tutti i giovedi’, si recano sul campo per svolgere una meditazione speciale. Ogni elemento della natura è identificato con un colore: il blu per l’etere, il cielo, il giallo per il fuoco; l’arancione per l’acqua, il rosso per la terra. Questa meditazione rinforza un elemento della materia in caso venisse a mancare l’energia.
  • Riservano un’ora al giorno per inviare delle vibrazioni spirituali verso i loro campi, in modo particolare 15 minuti all’aurora e 15 minuti al crepuscolo.
  • in caso di malattia delle colture, meditano sulle piante contaminate visualizzando la loro guarigione.
  • delle bandiere simboleggianti la pratica yogica sono disposte ad ogni angolo dei campi.

 

7000 agricoltori hanno scelto l’Agricoltura yogica

La Brahma Kumaris anima, da alcuni anni, diverse attività per il mondo rurale (70% della popolazione dell’India), per educare i contadini, aiutarli a liberarsi dalle dipendenze del tabacco o dell’alcool, contrarie alle loro tradizioni. Incorraggiati dall’esperienza di Bahasahib, l’istituzione chiese a Manisha, insieme ad agricoltori ed ad ingenieri agronomi che praticano la meditazione, di definire insieme quali sarebbero i principi dell’agricoltura yogica. Una campagna si svolse in parecchi stati dell’India per invitare i contadini a tentare l’esperienza: il Maharastra dove nacque l’idea, il Gujarat dove la Brahma Kumaris è molto presente, il Penjab e l’Haryana, piu’ al Nord, i due granai del paese.

L’obiettivo è di favorire l’agricoltura biologica, e di liberare i contadini dalla loro dipendenza dai pesticidi nonchè dagli OGM ed altre sementi ibride, integrando la pratica della meditazione diretta sulle sementi, e ciò durante tutta la durata dei lavori dei campi.

Oggi, 7000 fermieri indiani hanno adottato questa pratica fuori norma. Essa è oggetto di un studio scientifico su cinque anni presso due Università agronome del paese. Diversi Europei che praticanno la meditazione hanno anche iniziato questa avventura.

Renaud Russeil


Cifre publicate dal Dipartimento dell’Agricoltura di Pantnagar

Le analisi comparative su diversa frutta e verdura hanno mostrato delle notevoli differenze nella qualità dei prodotto in favore dell’agricoltura yogica. Per esempio, il valore energetico di 100 grammi di pomodori è passato da 19,5 Kcal a 22,47 Kcal. Le materie grasse sono scese da 0,2 a 0,1%. Tale misure, insufficienti per trarne conclusioni generali, sono però molto incoraggianti. Tabella e cifre estratte da studi condotti dal Dott. S.P. Raut, Dott. B.S.K.K.V. Dalpoli, e dai Dottori Kewalanand e Sunita T. Pandey, da Pantnagar (Stato d’Uttarakhand).

Brahma Kumaris

Organizzazione che si definisce come spirituale, presente in tutta l’India, la Brahma Kumaris conta circa 1 Milione di adepti tra cui qualche migliaio sono sparsi in un centinaio di altri paesi. La pratica della meditazione è al centro dell’insegnamento. La sede si trova nel Rajasthan.

La Brahma Kumaris è anche un ONG affiliata a diverse istituzioni internazionali. In India, è attiva nelle azioni umanitarie ed ambientali, nell’educazione e nella protezione delle donne e dei bambini. Tre domande a… Rajesh Dave, ingegnere agronomo, responsabile regionale dello sviluppo rurale e dell’agricoltura.

Rajesh Dave è membro della Brahma Kumaris da una quindicina di anni. La sua formazione d’ingegnere agronomo e il suo ruolo nella Banca Federale l’hanno portate a partecipare allo sviluppo del concetto di agricoltura yogica nello stato del Gujarat, dove lavorava prima di essere trasferito a Bombay. Quando pratica la meditazione sul suo campo, vicino alla sua città di origine, invoca le forze spirituali verso la terra madre, spiega. Chiede al suo campo il permesso di utilizzarlo, con dei pensieri molto positivi. Non passa un solo giorno senza che invochi queste forze quando medita all’aurora, una pratica che ha insegnato ai contadini nei dintorni.

Nexus: Lei pensa che l’agricoltura yogica sia accessibile agli occidentali ?

Rajesh Dave: Ditemi come mai cosi’ tanti occidentali amano l’India?
E un paese povero, polveroso, sporco, sovrapopolato,… Tutto è difficile, scomodo, eppure amano l’India per le sue vibrazioni, l’amore che riempie la sua atmosfera. Tutte le forme di vita sono toccate dalle vibrazioni, anche i microbi e i batteri. Generiamo le nostre vibrazioni con la nostra energia spirituale. La meditazione ci insegna a generare una vibrazione pura, positiva, per armonizzare gli esseri umani e la madre terra.

L’Agricoltura Yogica


Cosa volete dimostrare con questa pratica?

Il suolo muore a causa dei trattamenti artificiali dell’industria agricola; è come un intestino privo di flora intestinale. Sono necessarie delle vibrazioni e una pratica agricola che riconstituiscano i terreni.

L’agricoltura yogica tiene conto di questi aspetti sia sul piano spirituale che fisico.
Quest’ultima preserva anche le risorse naturali, perche richiede meno acqua; e sopratutto è non-violenta: vivere e lasciare vivere.
È buon senso. Non si tratta di sfruttare la terra, ma di lasciare alla generazione future, i nostri figli, un suolo ricco. Conoscete quest’espressione: dimmi cosa mangi, ti diro’ chi sei!
Ebbene, mangiare i prodotti dell’agricoltura yogica, significa preparare degli individui non-violenti, pacifici. Un individuo in pace, un’agricoltura in pace, degli alimenti che portano pace. È un mezzo per aprirsi spiritualmente e fisicamente.

La meditazione supera perciò il quadro dell’agricoltura.

Avete sentito parlare del problema dei contadini indiani che si suicidano quando sono rovinati?
Non possono piu’ pagare le loro sementi, i pesticidi, e i loro raccolti vengono distrutti.
I contadini che integrano la meditazione nella loro vita pratica e professionale acquisiscono una grande forza di carattere. Sono capaci di trovare delle soluzioni ai loro problemi, sono uniti, non abassano mai le bracce. Uno yoghi ha fede nella vita in lui e intorno a lui. Grazie all’agricoltura yogica, i contadini non hanno più bisogno di indebittarsi con le multinazionali straniere che vendono loro pesticidi e concimi industriali devastatori. I costi di sfruttamento sono meno importanti e hanno così maggiori guadagni perche producono le stesse quantita’ ma di qualità migliore.


Testimonianza: ” Produciamo 20% di meno, però la nostra farina si vende dal 30 al 40 % più cara per via della sua qualita’”

Installato nella regione di Gubbio (provincia di Perugia) Piero ha deciso di praticare l’agricoltura yogica su 200 ettari di terre coltivabili. La sua prima sfida fu di passare dell’agricoltura convenzionale all’agricoltura biologica, e di ottenere la certificazione della sua produzione. Perché anche se ineceppibili, gli agricoltori che coltivavano le sue terre erano ben poco disposti a cambiare i loro metodi di lavoro. Oggi, 80% delle terre di Piero sono certificate, le rimanenti 20% lo saranno alla fine di quest’anno.


Nexus
: cosa viene coltivato nei vostri campi?


Piero
: ho cercato dei semi antichi non modificati, cioè che non siano né OGM e neppure ibridi. Facciamo crescere farro, grano duro, diversi tipi di miglio, grano saraceno, ceci, girasoli. Le nostri sementi vengono coltivate diversamente dagli ibridi. Gli ibridi mi fanno pensare a degli junkies, hanno bisogno della loro dose di pesticidi altrimenti sono in crisi di astinenza. Con le sementi antiche, la produzione è un pò meno importante, però le farine sono più nutrienti e non provocano così tante allergie nelle persone intolleranti al glutine.


Quale forma di aratura praticate?

Utilizziamo dei dischi di acciaio che possono muovere tra 10 e 20 cm di terra. In questo modo, non intacchiamo la vita microscopica sotterranea che si trova nel primo stratto del suolo. Non utilizziamo nessun diserbante, nessun pesticida, nessun concime. Sicché vediamo crescere delle piante che non abbiamo seminato.


Voi meditate sulle sementi, come fanno in India?

Si, per quanto possibile. Considerando i volumi di sementi che piantiamo, non possiamo deporre tutti i sacchi in una sala. Mettiamo dei campioni di semi e la gente che vive qui medita tutti i giorni. Delle persone vengono anche per dei seminari di meditazione e di silenzio nella proprietà. Partecipano alle meditazioni collettive sui sementi e nei campi. Sono andato a vedere i contadini yogi in India, e il loro concetto mi è piaciuto molto. Come loro, ho messo delle bandiere ai quattro angoli dei campi e quando faccio uno giro, medito, sul posto, e ciò mi rammenta la mia motivazione.


Qual è questa motivazione?

Pratico il raja yoga, voglio avere una mente chiara, un corpo in buona salute, e ciò richiede buoni alimenti. Il cibo e l’aria che respiriamo sono i nostri alimenti. È una missione offrire alle persone degli alimenti di qualità. L’agricoltura yogica, è come ristabilire una sorta di età dell’oro nel nostro sistema agricolo. Offriamo alla natura le condizioni ottimali per esprimersi. È una storia d’amore tra questo mestiere e la natura. Sono dei sentimenti arricchenti sia per l’uno che per l’altra. Tutto ciò fa parte dell’agricoltura yogica. Ci conosciamo, ci scopriamo.


Cosa avete scoperto, per esempio?

Nel settembre scorso, abbiamo seminato dei semi e, alla primavera successiva, abbiamo scoperto la presenza di una pianta selvatica in maggior quantità: l’avena. Chiamiamo questo delle piante vicine, delle amiche. Ciò non ci ha dato fastidio, abbiamo invece cercato di capire perchè la pianta selvatica era più forte delle nostre sementi. Abbiamo fatto la scelta di lasciare la libertà al suolo, di non imporgli la nostra volontà. Ho un buon contadino che gestisce le terre, mi piace la sua mentalità. Lui saleggere la storia dei campi, lui mi insegna.


Però la produzione, la rentabilité, è importante?

Le nostre raccolte sono un pò meno importanti, è vero, però la qualità è superiore. Una fabbrica di pasta alla quale vendo la mia farina l’ha preferita alla farina ”normale”, anch’essa biologica. Mi hanno detto, dopo le analisi, che la mia farina ha una migliore struttura, ha più proteine. Le sementi sono le stesse in partenza, però il metodo, ed il suolo, fanno la differenza. Infatti non è solo questione di chimica degli elementi. Le sementi sono anch’esse vive, la vita non è solo chimica. Qui, siamo molto vicini ad Assisi, un santuario della spiritualità mondiale. Sono convinto che questo ha un’influenza sui nostri raccolti, sul suolo, in più delle nostre meditazioni. E se produciamo 20% di meno, la nostra farina si vende dal 30 al 40% piu’ cara per la sua qualità. Recentemente, il grano da sementi ibridi si vendeva a 20 centesimi di euro sul mercato europeo, mentre il grano di Kamut si vendeva a 70 centesimi.





 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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